Il recente messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla vedova di Craxi ha messo in evidenza il profondo legame, oggi ancora più rafforzato, fra i politici protagonisti degli ultimi 40 anni di attività parlamentare nel nostro paese.
Per una pura casualità, ne sono certo, il giorno in cui Napolitano significava alla vedova di Craxi la propria stima per l’altissima statura politica del congiunto, andava in onda su Rai 1 uno sceneggiato dal titolo “Lo scandalo della Banca Romana”, magistralmente interpretato da Beppe Fiorello. La storia narrata è quella dei primi anni del Regno d’Italia (1890 circa), quando ancora 7 banche avevano la concessione dallo Stato per la stampa di banconote. In un turbinio di tangenti e regali agli amici, alla mafia ed ai prelati dell’epoca, il governatore della Banca Romana era risucito a far stampare oltre 9 milioni di lire in banconote false ed aveva finanziato imprese in fallimento raccomandate da amici delgi amici. In questo affare erano coinvolti 3 Presidenti del Consiglio, numerosissimi senatori e deputati, alti prelati ed affaristi di varia natura, nonché gli immancabili uomini d’onore, che già allora solevano combinare gli affari più disparati con i politici.
In prima battuta lo scandalo fece scalpore. Poi, dopo tre anni di inchieste e commissioni, si arrivò alla totale assoluzione di tutti i protagonisti degli illeciti, tranne che per il giornalista Matteo Barba, che denunciò i fatti fornendone le prove e che pagò con 19 mesi di carcere per una truffa immobiliare in cui egli non aveva avuto altro ruolo se non di prestanome per i potenti dell’epoca. Tutti colpevoli, nessun colpevole.
Furono queste le frasi che udii in quel pomeriggio di tanti anni fa, quando prese la parola Bettino Craxi e bacchettò per circa 1 ora il parlamento al grido di “tutti sapevate, tutti ne avete approfittato, tutti siamo colpevoli”. E come a Matteo Barba, toccò soltanto a lui finire additato al pubblico ludibrio mentre l’allegra brigata dei compari faceva scempio del paese e metteva in atto il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli.
Ora vi domando: Quanti vie sono intitolate a Francesco Crispi? Quanti i viali intestati a Giolitti? Quante piazze ai protagonisti dello scandalo degli ultimi anni del 1800? Perché allora stupirsi se il sindaco di Milano vuole intestare una via a Bettino Craxi? E visto l’esito dell’inchiesta di allora, che dimostrò la colpevolezza di tutti senza riuscire a mandarne in galera nemmeno uno, restituendo a quella marmaglia lo status di “galantuomini”, con ciò dimostrando che dopo 120 anni nulla è cambiato, perché commettere l’ingiustizia di intitolare al solo Craxi una via?
Per coerenza e giustizia occorrerebbe trasformare tutti i Corso Umberto I della nostra penisola in Corso Licio Gelli, lui molto più di Umberto di Savoia protagonista della vita pubblica italiana. E non bisognerebbe dimenticare nemmeno altri personaggi illustri, per non far torto alla loro cristallina memoria. Ecco allora che in un impeto riformatore si potrebbe mettere mano alle targhe stradali ed intitolare vie, piazze, larghi, sottopassi e viadotti a personaggi come Roberto Calvi, Michele Sindona, Junio Valerio Borghese, Luciano Liggio, Totò Riina , Bernardo Provenzano, senza dimenticare Viale dei Fondi Neri, Piazza delle Tangenti, Largo vittime di Mani Pulite, Piazza dei concussi, Salita dei corruttori, via Leggi ad personam, Piazza stragi di stato.
In fondo, chissenefrega di Pietro Micca, di Garibaldi, di Cavour o degli eroi della resistenza (ma quali eroi, erano volgari criminali!!), delle vittime della mafia (ma quali vittime, infami, altro che), della Costituzione?
L’importante è sancire, una volta per tutte e senza ombra di smentita nè dubbio, che in Italia non c’è posto per la legalità nè per l’etica. Non c’è posto per la correttezza e per il senso di responsabilità. Tutti valori vecchi, logori, senza alcun minimo collegamento con la realtà.
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